3 di 6: immersione subacquea al Paguro


La storia del paguro:

La storia del Paguro inizia con le perforazioni di pozzi nell’area del ravennate, per l’estrazione del metano da parte dell’AGIP.
Il Paguro vide il mare nel 1963, ma nel 1965, durante un operazione di perforazione di un giacimento di gas, a 2900 metri di profondità, ci fu un’improvvisa eruzione di fluido. Purtroppo successe che durante questi lavori, la trivella intaccò in maniera imprevista,  anche un secondo giacimento contenente gas ad altissima pressione.
Nonostante le misure di sicurezza funzionarono perfettamente, purtroppo poco dopo cedettero le pareti stesse del pozzo,  sprigionando una vera e propria eruzione di gas che a quel punto diventò incontrollabile.

Fu il momento della tragedia durante la quale morirono 3 operai della piattaforma e si creò un cratere sommerso che fece inabissare la piattaforma sul fondale.
La superficie marina andò in fiamme e il gas, insieme al pulviscolo d’acqua raggiungeva i 50 mt di altezza che continuarono a bruciare per circa 3 mesi, fino a quando l’AGIP, perforando lo stesso pozzo a distanza di qualche centinaio di metri, riuscì a cementare il pozzo.

Tipo di immersione:

  • Visibilità: la visibilità sottomarina, nonostante il relitto sia ubicato molto a largo, è abbastanza variabile: va dalle poche decine di centimetri fino ad un massimo di 15-18 metri;
  • Correnti: sono presenti correnti nord-sud, di sovente anche fredde;
  • Profondità: la profondità minima è di 8 metri, la massima di 30, è quindi un’immersione adatta a tutti i livelli di preparazione;
  • Cima: è presenta una cima per le discese e le risalite;
  • Valutazione generale: nel complesso si tratta di un’immersione molto impegnativa, ma sempre affascinante. E’ inoltre possibile fare immersioni notturne.

Caratteristiche biologiche del sito:

Durante l’immersione al Paguro, potrete ammirare: astici, murene, cernie brune, aragoste, gattopardi, gattucci, corvine, meduse cassiopee, boghe, sgombri, sarde, cefali, spigole, branzini e ricciole.
Verso la fine del 2008 infatti, sono state collocate sott’acqua 53 anfore al fine di realizzare ulteriori tane per pesci che sono stati poi immessi dall’uomo in quell’habitat.
Le strutture sono coperte di mitili, ostriche, granceole, granchi, bavose, ricci di mare e cozze.
Questo relitto subacqueo che è stato segnato dalla tragedia oggi si è trasformato in un vero paradiso per gli appassionati delle immersioni subacquee sportive.
Inoltre, nel 1995:

  • per la salvaguardia biologica dell’area è nata l’Associazione Paguro;
  • il Ministero delle Risorse Agricole ha emanato il Decreto “Istituzione della zona di tutela biologica nell’ambito del compartimento marittimo di Ravenna”

Alzate l’audio, ascoltate i suoni di un’immersione subacquea!

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